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MANOVRE E AFFARI POCO CHIARI INTORNO AGLI AEROPORTI DI CATANIA E COMISO

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
 “La privatizzazione della SAC (società di gestione degli aeroporti di Catania e Comiso) non è inevitabile .C’è ancora tempo per interrompere un processo opaco, infarcito di interferenze  politiche e affaristiche.
Sia detto per chiarezza: la federazione di Ragusa di Sinistra Italiana non è pregiudizialmente contraria all’apporto di capitale privato.
 Però negli ambienti di governo, a Roma come a Palermo, tacciono dinnanzi ad una precisa domanda: Perché cedere la maggioranza di una società pubblica,  con bilanci positivi e utili milionari, e consegnarne il comando ad un soggetto privato ?
 Non basta agitare  il problema della criticità di Comiso che nel 2025 ha perso 125.000 passeggeri rispetto al 2024; ma, allora, a maggior ragione, bisogna chiarire se ha un valore per il territorio e per il turismo, oppure un valore di sistema in un contesto di “polo aeroportuale” della Sicilia sudorientale Questo potenziale valore deve divenire una clausola obbligatoria per chiunque subentri nella gestione della Sac. Epperò sull’argomento regna assoluto e imbarazzato silenzio.
  La Sac è patrimonialmente robusta, non è obbligata a cedere la maggioranza, può sopportare un piano di investimenti attraverso diversi  strumenti : Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale, Banca Europea per gli Investimenti, solo per indicarne alcuni.
I paladini della vendita, o forse svendita, agitano il vessillo per il  finanziamento di una nuova pista per incrementare i voli intercontinentali. Però tacciono che già da un anno  è operativo il collegamento giornaliero Catania-New York e che Air Canada ha annunciato il collegamento Catania-Montreal.
È lecito chiedersi se sulle tendenze del traffico aereo vi siano dati che giustificano investimenti miliardari a breve termine.
 Si vuole agire in fretta e nel segreto di poche stanze.  
Le nuove regole di governance (deliberate a  giugno 2026) sono state illustrate ai potenziali investitori privati prima ancora che ai rappresentanti delle istituzioni locali, ai consigli comunali  o ai sindacati.
  L’attuale maggiore azionista, con  il 60,64 %, è la Camera di Commercio del Sud-Est. : vale a dire un   ente pubblico commissariato da tre anni, a cui si aggiunge una quota del 12,12 che fa capo alla Regione (ex Asi oggi Irsap)  Ecco perché *non è infondato  il Sospetto che una scelta così radicale e vincolante,  assunta da un organo privo di rappresentatività,  derivi da una “longa manus” di un ristretto cerchio politico.
  Insomma  organi di gestione commissariale, privi di legittimazione democratica, che agiscono con metodi oligarchici.  
  E ancora, perché non è stata definita la destinazione dei proventi per un piano di investimenti infrastrutturali ?
   Il problema della SAC non è nella proprietà pubblica, ma nella qualità della gestione, nella strategia industriale, nella gestione dei ricavi, nell’efficienza dei costi e nella capacità di far rendere al meglio le attività aeroportuali.
  Se il problema della Sac è la gestione si cambi gestione. Si chiamino manager di comprovata esperienza.  
  Basterebbe guardare  alla realtà di Bologna, società saldamente controllata dalla locale Camera di Commercio,  per constatarne i risultati eccellenti
  Oppure si osservi il modello Puglia. Società quasi interamente pubblica che gestisce una rete di scali complementari: Bari e Brindisi per i passeggeri, Foggia e Taranto-Grottaglie per cargo.    
 La privatizzazione non genera automaticamente maggiore efficienza, servizi migliori e tariffe più basse !  Non vogliamo contestare  per principio l’ingresso di soci privati, ma impedire che un’infrastruttura, pagata con le nostre tasse e che ha un valore strategico, si trasformi in rendita privata senza alcuna contropartita obbligatoria e vincolante a favore dei territori.
  In questo contesto è auspicabile che l’Autorità Nazionale Anti Corruzione esamini il dossier al più presto”.


Gianfranco Motta (componente comitato esecutivo provinciale Sinistra Italiana)