Cultura

TRA SICILIA REALE E IMMAGINARIA: “LA VITA CHE AVEVO DIMENTICATO”, IL NUOVO ROMANZO DI BARBARA PALAZZOLO

A dieci anni dal trasferimento in Canada, l’autrice cresciuta a Donnalucata torna letterariamente nella sua terra con La vita che avevo dimenticato, in uscita il 4 ottobre. Un romanzo in cui luoghi immaginari e reali si intrecciano in una storia di perdita, memoria e ricerca di sé.

Dieci anni fa Barbara Palazzolo lasciava la Sicilia per trasferirsi in Canada. Oggi torna nell’isola attraverso la narrativa e un luogo che sulle mappe non esiste: Donnaromari. È il borgo sul mare nel quale ha ambientato La vita che avevo dimenticato – Il coraggio di ricordare chi sei davvero, il suo nuovo romanzo, disponibile dal 4 ottobre 2026. Donnaromari è immaginaria, ma la Sicilia che attraversa il libro non lo è affatto. Accanto ai luoghi creati dalla narrativa compaiono località reali dell’isola, in una geografia che mescola invenzione, memoria e appartenenza e restituisce una Sicilia riconoscibile nei paesaggi, nelle atmosfere e nelle tradizioni. Per Palazzolo, cresciuta a Donnalucata e residente a Toronto dal 2016, la distanza dalla propria terra diventa così parte dello sguardo con cui la racconta. E sullo sfondo di questa Sicilia reale e immaginaria prende forma una domanda che attraversa l’intero romanzo: quanto della vita che viviamo è stato davvero scelto da noi?

Elena non è Barbara. Ma porta la sua voce

La protagonista è Elena, trentanove anni, madre di due figlie. Per anni ha costruito la propria esistenza intorno a responsabilità, abitudini, perdite e rinunce, fino a ritrovarsi distante dalla donna che un tempo immaginava di diventare.

La morte del padre rompe quell’equilibrio. Ciò che lui lascia dietro di sé apre per Elena un percorso nel quale passato e presente cominciano a parlarsi e alcune coincidenze diventano sempre più difficili da ignorare.

Ma La vita che avevo dimenticato non è un’autobiografia.

«Elena non è la mia storia, ma porta la mia voce: una voce fatta della materia emotiva che mi ha attraversata. Le sue rinascite, i suoi silenzi, le sue paure e la sua forza appartengono a quelle parti di me che non avevo ancora avuto il coraggio di raccontare», scrive Palazzolo nella Nota dell’autrice.

È su questo confine che si costruisce il romanzo: la storia appartiene a Elena, mentre alcune emozioni e domande che la attraversano affondano nella sensibilità e nell’esperienza dell’autrice.

Una Sicilia reale dentro una geografia immaginaria

Donnaromari non esiste sulle mappe. Eppure il suo porto, il mare, le strade e le abitudini dei suoi abitanti rimandano a una Sicilia riconoscibile.

A questa geografia inventata si affiancano luoghi reali dell’isola, tra cui Ragusa, Chiaramonte Gulfi e l’Etna. Il risultato è un territorio narrativo nel quale realtà e finzione convivono naturalmente, lasciando che la Sicilia diventi non soltanto ambientazione, ma parte dell’identità stessa della storia.

Dal saggio al romanzo

La vita che avevo dimenticato segna un cambiamento nel percorso di Barbara Palazzolo.

Dopo Cracca il Codice della Ricchezza, l’autrice sceglie la narrativa e affida a personaggi e relazioni temi come identità, perdita, consapevolezza, sincronicità e possibilità di scegliere una direzione diversa per la propria vita.

Al centro non c’è l’idea di cancellare ciò che è stato e ricominciare da zero, ma il percorso di una donna che prova a capire quanto di sé sia rimasto sepolto sotto ciò che la vita le ha chiesto di essere.

Da qui il senso del titolo: La vita che avevo dimenticato.

Non una vita perduta, ma una parte di sé che può ancora essere ricordata.

Il 4 ottobre, una data dal significato personale

Anche la data di pubblicazione è stata scelta per una ragione precisa.

Il romanzo esce il 4 ottobre, giorno di San Francesco e onomastico del padre dell’autrice, al quale il libro è dedicato. Un omaggio personale che dialoga con uno dei fili emotivi della storia: ciò che resta delle persone che abbiamo amato anche dopo la loro assenza.

«Questo romanzo nasce da un cammino di trasformazione interiore. Dalla necessità di ritrovare la mia voce dopo anni in cui sembrava essersi assopita», scrive Palazzolo nella Nota dell’autrice.

È da questa ricerca che nasce il cuore di La vita che avevo dimenticato: una storia sul momento in cui smettiamo di chiederci soltanto che cosa abbiamo perduto e cominciamo a domandarci che cosa di noi possiamo ancora ritrovare.

La vita che avevo dimenticato – Il coraggio di ricordare chi sei davvero sarà disponibile dal 4 ottobre 2026 in formato Kindle, paperback e hardcover su Amazon.

IL LIBRO

Titolo: La vita che avevo dimenticato

Sottotitolo: Il coraggio di ricordare chi sei davvero

Autrice: Barbara Palazzolo

Genere: Narrativa contemporanea

Lingua: Italiano

Data di pubblicazione: 4 ottobre 2026

Formati: Kindle, paperback e hardcover

Disponibilità: Amazon

L’AUTRICE

Barbara Palazzolo è nata a Ragusa e cresciuta a Donnalucata, in Sicilia. Dal 2016 vive a Toronto, Canada.

È autrice di Cracca il Codice della Ricchezza, pubblicato anche in edizioni internazionali. Nel 2025 ha vinto il Premio Letterario Internazionale “Lacrime nel Cuore” con il racconto Il Segreto delle Candele, successivamente pubblicato nell’antologia Tra ragione e mistero.

Con La vita che avevo dimenticato approda alla narrativa lunga.

TRA SICILIA REALE E IMMAGINARIA: LA VITA CHE AVEVO DIMENTICATO, IL NUOVO ROMANZO DI BARBARA PALAZZOLO

A dieci anni dal trasferimento in Canada, l’autrice cresciuta a Donnalucata torna letterariamente nella sua terra con La vita che avevo dimenticato, in uscita il 4 ottobre. Un romanzo in cui luoghi immaginari e reali si intrecciano in una storia di perdita, memoria e ricerca di sé.

SCICLI (RG), 4 ottobre 2026 – Dieci anni fa Barbara Palazzolo lasciava la Sicilia per trasferirsi in Canada. Oggi torna nell’isola attraverso la narrativa e un luogo che sulle mappe non esiste: Donnaromari.

È il borgo sul mare nel quale ha ambientato La vita che avevo dimenticato – Il coraggio di ricordare chi sei davvero, il suo nuovo romanzo, disponibile dal 4 ottobre 2026.

Donnaromari è immaginaria, ma la Sicilia che attraversa il libro non lo è affatto. Accanto ai luoghi creati dalla narrativa compaiono località reali dell’isola, in una geografia che mescola invenzione, memoria e appartenenza e restituisce una Sicilia riconoscibile nei paesaggi, nelle atmosfere e nelle tradizioni.

Per Palazzolo, cresciuta a Donnalucata e residente a Toronto dal 2016, la distanza dalla propria terra diventa così parte dello sguardo con cui la racconta. E sullo sfondo di questa Sicilia reale e immaginaria prende forma una domanda che attraversa l’intero romanzo: quanto della vita che viviamo è stato davvero scelto da noi?

Elena non è Barbara. Ma porta la sua voce

La protagonista è Elena, trentanove anni, madre di due figlie. Per anni ha costruito la propria esistenza intorno a responsabilità, abitudini, perdite e rinunce, fino a ritrovarsi distante dalla donna che un tempo immaginava di diventare.

La morte del padre rompe quell’equilibrio. Ciò che lui lascia dietro di sé apre per Elena un percorso nel quale passato e presente cominciano a parlarsi e alcune coincidenze diventano sempre più difficili da ignorare. Ma La vita che avevo dimenticato non è un’autobiografia.

«Elena non è la mia storia, ma porta la mia voce: una voce fatta della materia emotiva che mi ha attraversata. Le sue rinascite, i suoi silenzi, le sue paure e la sua forza appartengono a quelle parti di me che non avevo ancora avuto il coraggio di raccontare», scrive Palazzolo nella Nota dell’autrice.

È su questo confine che si costruisce il romanzo: la storia appartiene a Elena, mentre alcune emozioni e domande che la attraversano affondano nella sensibilità e nell’esperienza dell’autrice.

Una Sicilia reale dentro una geografia immaginaria

Donnaromari non esiste sulle mappe. Eppure il suo porto, il mare, le strade e le abitudini dei suoi abitanti rimandano a una Sicilia riconoscibile. A questa geografia inventata si affiancano luoghi reali dell’isola, tra cui Ragusa, Chiaramonte Gulfi e l’Etna. Il risultato è un territorio narrativo nel quale realtà e finzione convivono naturalmente, lasciando che la Sicilia diventi non soltanto ambientazione, ma parte dell’identità stessa della storia.

Dal saggio al romanzo

La vita che avevo dimenticato segna un cambiamento nel percorso di Barbara Palazzolo. Dopo Cracca il Codice della Ricchezza, l’autrice sceglie la narrativa e affida a personaggi e relazioni temi come identità, perdita, consapevolezza, sincronicità e possibilità di scegliere una direzione diversa per la propria vita.

Al centro non c’è l’idea di cancellare ciò che è stato e ricominciare da zero, ma il percorso di una donna che prova a capire quanto di sé sia rimasto sepolto sotto ciò che la vita le ha chiesto di essere. Da qui il senso del titolo: La vita che avevo dimenticato. Non una vita perduta, ma una parte di sé che può ancora essere ricordata.

Il 4 ottobre, una data dal significato personale

Anche la data di pubblicazione è stata scelta per una ragione precisa. Il romanzo è già uscito il 4 ottobre, giorno di San Francesco e onomastico del padre dell’autrice, al quale il libro è dedicato. Un omaggio personale che dialoga con uno dei fili emotivi della storia: ciò che resta delle persone che abbiamo amato anche dopo la loro assenza.