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“Scicli capitale della cultura 2021”? appunti e spunti.

“Scicli capitale della cultura 2021”? appunti e spunti.

Nei giorni scorsi una interessante assemblea, convocata dal Comune di Scicli, sulla candidatura di Scicli a “Capitale italiana della cultura”. Un incontro che ha dato modo, soprattutto ai quarantenni sciclitani (finalmente protagonisti positivi di idee e progetti per la città) di ipotizzare il “progetto di gara nei contenuti e negli obiettivi. Tanti interventi durante la serata. Qui di seguito pubblichiamo le annotazioni formuklate dal nostro Giuseppe Pitrolo.

Partiamo da un esempio negativo, da non replicare: a fine 2017 veniva presentata la  candidatura del Val di Noto a Capitale della Cultura 2020: il dossier – pur meritorio – aveva il limite di essere un mero ELENCO di iniziative slegate fra di loro: sappiamo come è finita. Presentiamo, invece, un esempio positivo: quando (fra il 1998 e il 2000) curammo il dossier UNESCO l’obiezione che ci veniva mossa dalle istituzioni competenti era che fino ad allora il riconoscimento era andato a singoli monumenti o città, non a più città: capimmo quindi che dovevamo unire con un disegno coerente, con un’idea forte e organica, le otto città: l’idea era che dopo il terremoto del 1693 il Val di Noto era rinato, convertendo “la distruzione in costruzione, l’orrore in bellezza, l’irrazionale in fantasia creatrice” (Consolo): per meno di un secolo alla cattedrale di Noto come a quelle di Ragusa, al S. Pietro di Modica come a Palazzo Beneventano di Scicli avevano lavorato gli identici architetti, ingegneri, capomastri, scalpellini, intagliatori, marmorari, stuccatori, ebanisti, concependo un’area culturale omogenea e unica che si può confrontare solo con la Boemia, la Baviera e l’Austria per la comune ed esclusiva matrice barocca e con certe città del centro Italia (S. Gimignano, Todi, Assisi, Gubbio) per l’analoga omogeneità stilistica: nel centro Italia d’impronta medievale, nel Val di Noto tardobarocca. Inutile ricordare che fu un’idea vincente. Quindi per la candidatura di Scicli a “Capitale della cultura 2021” è necessaria UNA CORNICE, UN’IDEA che sintetizzi le varie iniziative. Io proporrei qualcosa come “SCICLI, CITTÀ DEL SUD CHE CORRE” o “SCICLI, IL SUD CHE CORRE”. Infatti Scicli rappresenta le migliori caratteristiche del Val di Noto e della Contea di Modica, un territorio resiliente, dinamico, imprenditoriale, non fatalista che si muove e cresce. Un territorio che dal Quattrocento con l’enfiteusi scardina il latifondo e fa nascere una robusta classe di imprenditori agricoli: i “massari“.

Scicli si trova in un’area densamente coltivata ed è una città che rinasce più bella dopo il terremoto del 1693. Una città che 60 anni fa “chiude” il quartiere rupestre di Chiafura – per Pasolini “montagna del purgatorio” – e fa nascere il quartiere Jungi, che diventerà la zona residenziale degli sciclitani. Una città che dai primi anni Sessanta, con l’invenzione e lo sviluppo delle serre, crea il boom delle coltivazioni ortofrutticole che genereranno vera ricchezza. Una città in perpetuo divenire, in cui i braccianti sono diventati prima mezzadri e poi coltivatori diretti. Una città che ha visto un inizio di sviluppo turistico solo negli ultimi 20 anni: ricordo che quando – 20 anni fa – Vincenzo Consolo e Dacia Maraini vennero a parlare a Scicli, non essendoci in città un solo posto letto, dovettero andare a dormire in un villaggio turistico sulla costa… Ora a Scicli città (meta turistica gettonatissima) sono nati migliaia di posti letto, per non dire dei “foresti” che hanno acquistato casa nel territorio. Per non dire del progetto “Ospitalità diffusa”, “un sistema di accoglienza territoriale che unisce proprietari di case, fautori di esperienze, creatori di sapori, organizzatori di eventi”.

Riassumendo:

  • Scicli è una città attiva, operosa, dinamica che cerca e trova di volta in volta nuove forme di sviluppo;
  • Scicli (con Noto, Modica, Avola, Ragusa,…) è una cittadina forte, risorta più bella dopo il terremoto del 1693: una città in cui si valorizza il passato con l’UNESCO, col Museo del Carmine, con quello del Costume, e – allo stesso tempo – si esalta l’arte contemporanea con il Gruppo di Scicli: la vita va avanti, a Scicli: non siamo un paese che si è fermato;
  • Scicli è una città in cui con le feste di primavera” (Cavalcata di S. Giuseppe, Cristo Risorto, Madonna delle Milizie) la religiosità è esplosione, forza, rinascita: è Gioia!
  • A Scicli è forte la presenza di attività agricole, turistiche, culturali;
  • Scicli, nell’estremo Sud della Sicilia, si trova al centro del Mediterraneo ed è da sempre frontiera e cerniera, città che sa integrare i “nomadi”: sarebbe utile riprendere gli spunti di “Marebarocco”;
  • Scicli potrebbe essere un modello, una “buona pratica”: un Sud che ce la fa, che “corre e non si stanca”: una città (e un territorio, il Sud-Est) che sta crescendo, che sta cambiando: l’UNESCO (con Montalbano) ci impone comportamenti diversi: ci impone una metànoia, una conversione: nella Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi (quella, meravigliosa, de “la carità è benigna…”) leggiamo: “quand’ero bambino, parlavo da bambino, da bambino pensavo, da bambino ragionavo. Ma quando sono diventato adulto, i comportamenti da bambino li ho spazzati via”: ecco, ora siamo “diventati adulti”: perciò dobbiamo cogliere le opportunità del cambiamento. Dei “cieli e della terra nuova”…
  • In questa cornice si possono inserire il Barocco, Capossela, Montalbano, le feste, gli “eventi”, etc…

Gli sciclitani si dividono in due categorie: quelli che ritengono che Scicli sia Il centro del mondo e quelli che pensano che sia Il Mondo. Noi dobbiamo avere consapevolezza della nostra identità e del nostro valore, ma dobbiamo pure metterci in testa che in Italia ci sono tante altre città belle, di grandi tradizioni e dal denso capitale sociale con le quali concorriamo: vinceremo se presenteremo un progetto coerente e convincente.

Giuseppe Pitrolo

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