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L’Intervista/ Santospagnuolo: “ecco perchè ho venduto la Plasticontenitor ai dipendenti”

L’Intervista/  Santospagnuolo: “ecco perchè ho venduto la Plasticontenitor ai dipendenti”

C’è un’azienda nel terriorio di Scicli, che rappresenta l’esempio più concreto e di stabilità produttiva degli ultimi 50 anni. E’ la Plasticontenitor che, appunto da un cinquantennio a questa parte, fabbrica cassette in plastica per l’ortofrutta. E’ la storia di un’azienda nata dall’intuizione del sig. Adriano Santospagnuolo, e dopo la sua prematura scomparsa, guidata dai primi anni ’80 dal figlio, dott. Guglielmo.
Nella difficile fase economica che si sta vivendo anche a Scicli, caratterizzata da attività che quotidianamente arrancano, negozi che abbassano le saracinesche, lavoratori che perdono quindi il posto di lavoro o che comunque non hanno alcuna garanzia di conservarlo nei mesi a venire, è il caso di dare il giusto risalto a quanto sta accadendo ad un’azienda ben radicata nel territorio di Scicli, nella piccola area industriale e artigianale di Arizza. La Famiglia Santospagnuolo ha capito che la Plasticoltenitor, la fabbrica così profondamente intrecciata con la propria vita, richiede sempre nuove energie, nuovi entusiasmi, nuove progettazioni; e ha capito che proprio Guglielmo, dopo tante fatiche imprenditoriali, ha bisogno di dedicarsi alla sua famiglia e alla sua quotidianità, forse per lungo tempo trascurata. Così sull’esempio di imprenditori “illuminati” del Nord, egli ha individuato un gruppo di dipendenti capaci, secondo il suo essere imprenditore, di raccoglierne il testimone e trasferendo agli stessi l’Azienda. Insomma, da alcuni giorni la Plasticontenitor ha sei nuovi proprietari, tutti impiegati dipendenti della fabbrica. Così siamo andati direttamente nella struttura di Arizza, a capire la cosa e fare un piacevolissima chiacchierata con Guglielmo Santospagnuolo, con i nuovi proprietari, visitando nel contempo la fabbrica, gli uffici, i padiglioni.
Ambiente confortevole e pulizia già dai primi ambienti (gli uffici posti all’ingresso), ordine e funzionalità nei vari settori di lavorazione del prodotto, grandi spazi coperti per l’operazione magazzino di scorte. Tutto controllato e organizzato secondo una procedura semplice, ma estremamente funzionale. Ci fa da cicerone Sergio Padua, responsabile della contabilità di magazzino, ordinativi e organizzazione produttiva. E’ uno dei nuovi proprietari. E nelle presentazioni conosciamo gli altri cinque: il dott. Francesco Raniolo (laurea alla Bocconi) grande esperienza nel controllo ed analisi di gestione e finanza; dott. Giorgio Occhipinti (laurea in legge) responsabile di aspetti contabili e amministrativi; Lorenzo Caruso, responsabile del reparto produttivo e manutenzione impianti; Oscar Donzella, responsabile manutenzione; Carmelo Sarra, responsabile della distribuzione e della logistica e trasporti.

La conversazione con Guglielmo Santospagnuolo è,all’inizio,un ricordare la storia della fabbrica. Ci dice:
“L’Azienda nacque nel luglio del 1969 per produrre contenitori in plastica per ortofrutta. Fu un’idea di mio Padre Adriano che, allora protetta da un brevetto, raccolse i consensi e la collaborazione della famosa Montedison. L’ attività produttiva iniziò nel corso del 1970 utilizzando come materia prima il polistirolo antiurto, solo successivamente, con l’avvento del polipropilene (moplen) si riuscì ad ottenere un manufatto più versatile e funzionale. Gli anni del boom dei primaticci, l’oro verde , la produzione degli ortaggi in serra e gli agrumi fecero diventare i contenitori per ortofrutta il prodotto principale dell’Azienda.”

D-Chi furono i compagni di viaggio?
R.”Su tutti Dante Gambuzza, diede un supporto imprenditoriale importante. Adriano e Dante sfruttarono la legge n.64 della Cassa del Mezzogiorno. Una legge che funzionò bene per tante aziende del Sud, e funzionò solo nelle realtà in cui c’erano gli uomini giusti ed onesti”.

D. Quando fu il salto di qualità?
R. Il salto di qualità si ebbe alla fine degli anni 90. Mio Padre non c’era più da oltre 15 anni ed in quel tempo si faceva strada una forte sensibilità verso l’ecologia e l’ambiente. Nacque la legge Ronchi, che a seguito dell’applicazione della quarta direttiva CEE e tramite il CONAI stabilì una esasperata tassazione sugli imballaggi in plastica. “ Chi inquina paga” era il presupposto e la giustificazione del provvedimento. Personalmente ritenni giusto quel provvedimento e non mi rassegnai al fatto che non potesse esistere nella stessa legge un rimedio ispirato dal buonsenso e dalla buona convenienza economica, cioè la valorizzazione del rifiuto in quanto “ materia prima seconda”. Grazie alla collaborazione di due validi colleghi del centro Italia , anch’essi imprenditori del settore, riuscimmo a scoprire che la stessa legge prevedeva la possibilità di esentare dalla tassazione chi fosse riuscito in forma autonoma a raccogliere e recuperare l’immesso in circolazione, riciclando e riproducendo gli stessi manufatti. In buona sostanza avevamo la possibilità di creare ciò che oggi viene chiamata “ Economia circolare”. Organizzammo la nascita del CO.N.I.P, un consorzio su rete Nazionale al quale aderirono per tutte le Regioni decine di raccoglitori che garantivano la raccolta su tutto il territorio Italiano, tutti i produttori di contenitori in plastica per ortofrutta , rigeneratori ed alcuni tra i più rappresentativi utilizzatori( supermercati ). Io fui il primo presidente ed ebbi il faticoso compito di curare in tutta Italia l’adesione al consorzio delle Aziende produttrici, la nascita del sistema di raccolta e la rigenerazione. Fu un periodo pesantissimo, di notevole impegno ma pieno di soddisfazione in quanto in breve tempo riuscimmo ad ottenere il riconoscimento dal Ministero dell’Ambiente e la perfetta sintonia con la legge Ronchi. Oggi il settore riesce a recuperare oltre l’80 % dell’immesso in commercio, valorizzando l’imballaggio come post-consumo,eliminando dalla categoria dei rifiuti la cassetta in plastica per ortofrutta.”

D.Quindi “l’economia circolare” è cosa nota nella vostra azienda?
R.”. La Plasticontenitor è ben inserita nel circuito da oltre 20 anni; il prodotto è composto da materiale riciclato al 90% e lo stesso è riciclabile al 100%, dopo la raccolta e la rigranulazione. L’Istituto Superiore di Sanità ha anche definito la procedura di tracciabilità e di qualità, per qualificare i manufatti idonei al contatto alimentare e per ortofrutta. Nel corso di questi ultimi anni la mia attenzione è stata rivolta principalmente all’osservanza delle regole dettate dalle leggi in tema sanitario ed ambientale; una particolare attenzione anche alla raccolta tappi: operiamo con alcune associazioni di volontariato che fanno raccolta di tappi in plastica; diamo un contributo peril loro “lavoro” che va a beneficio dell’Ass. Oltre l’ostacolo. Insomma da noi c’è il cosiddetto ciclo chiuso nella produzione”.

D. A lei, sulle orme di suo padre, si riconosce il grande merito di aver saputo guidare l’Azienda per tutti questi anni, ma probabilmente il merito più grande, suo e della sua famiglia, è l’aver saputo prendere una decisione umanamente difficilissima. Quale è la motivazione essenziale di questo passaggio di proprietà?
R- “E’ una decisione maturata da qualche anno, sia da me che dalla mia famiglia. E’ stata sofferta, ma nel momento in cui abbiamo verificato l’impossibilità di un passaggio generazionale in famiglia (mio figlio ha scelto altre strade: è medico a Roma), ero di fronte a due strade:porre l’Azienda sul mercato e quindi venderla; se tale obiettivo non si fosse raggiunto mi restava la liquidazione e quindi la fine di questa realtà. Non ci sarebbe stata la garanzia a salvaguardare il lavoro e la vita di tanti che sono nell’Azienda. Si poteva avere forse qualche obiettivo di speculazione immobiliare a discapito, però, delle maestranze e dei posti di lavoro. L’altra strada, che è quella poi intrapresa: procedere alla formazione di una squadra di dipendenti in grado di poter assumere la responsabilità futura della fabbrica. Così nel corso degli ultimi anni, oltrte alla gestione ordinaria dell’Azienda, ho curato la formazione della cultura di impresa su un gruppo di dipendenti, condividendo con loro tutte le operazioni gestionali della Plasticontenitor. Un’azione di coinvolgimento. Si è scelta questa seconda strada, anche per essere coerenti con lo spitiro imprenditoriale di Adriano santospagnuolo, che all’epoca creò questa attività, all’insegna di un orgoglio personale, in direzione della funzione sociale data all’Azienda. L’imprenditore massimizza i profitti, ma nello stesso tempo deve condividere la ricchezza prodotta con i dipendenti e la colletività in cui opera.”

D. Come è stata tecnicamente l’operazione passaggio di proprietà?
R- ““ Abbiamo preteso un corrispettivo minimo, ancorato al valore nominale del Capitale Sociale, rinunciando al valore reale dell’Azienda, per far sì che le possibilità finanziarie di ognuno potessero essere adeguate al trasferimento delle quote Sociali.Un notevolissimo sacrificio finanziario mio e della mia famiglia, pur di fare continuare l’attività. A vedere personalmente l’Azienda operare e prospettata nel futuro è come ricordare mio padre, un legame affettivo, che così continua.
Qui 40 persone circa sono andate in pensione; altri 25 continuano a prestare lavoro in Azienda. E per un territorio come quello nostro, del profondo sud, a Scicli tutto ciò è importante. Lasciamo l’Azienda senza contenziosi tributari in corso; siamo in regola con tutti gli obblighi fiscali, contributivi ed ambientali; l’ Azienda è perfettamente in grado di garantire la ricaduta economica nel territorio. La nostra è una azienda sana.”

Ai nuovi proprietari è trasmesso un testimone importante e difficile per gli inevitabili confronti con quanto e come realizzato dai predecessori. Per quello che abbiamo visto e sentito, e per come abbiamo conosciuto la nuova proprietà, ci sentiamo di essere fiduciosi e soprattutto di credere in queste nuove generazioni.
(a cura di Franco Causarano)

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