“Caro Borrometi, chiedere scusa per tutelare il proprio operato”- di Rudy Calvo

Dal profilo facebook del giornalista Rudy Francesco Calvo, nostro concittadino, che opera nell’Ufficio stampa della Vice Presidenza della Camera dei Deputati:

“Caro Paolo Borrometi,

purtroppo troppo spesso tra i nostri colleghi incontriamo persone che si ergono a paladini della giustizia, depositari dell’unica possibile verità. Devo essere sincero, io tendo a diffidare di giornali e giornalisti che dispensano lezioni, pretendendo di avere sempre e comunque ragione. Apprezzo molto, al contrario, chi presenta le proprie analisi con l’onestà di dire che quella è una lettura dei fatti, non l’unica possibile. E quando sbaglia, rende conto correttamente di come stanno le cose.

Ora, se c’è una cosa che appare ormai incontrovertibile è che tu, in merito allo scioglimento per mafia del Comune di Scicli, hai sbagliato. Lo dicono le sentenze, più d’una. Franco Susino era innocente. Anzi, “è inaudito che il processo abbia potuto superare la fase delle udienze preliminari”, scrivono i giudici. Altri accusati, sebbene condannati, hanno visto decadere l’accusa a loro carico di associazione a delinquere, né semplice né tanto meno mafiosa.

Paolo, mafia a Scicli non ce n’era. O almeno non ce n’era in quella amministrazione e in quella vicenda.

Tu hai raccontato fatti, ma ne hai dato una interpretazione sbagliata. E certamente sin dall’inizio non l’unica possibile, a saper leggere bene quello che stava accadendo a quei tempi in città. La relazione della Commissione antimafia dell’Ars presieduta da Claudio Fava riporta puntualmente una concatenazione degli eventi diversa e – permettimi di dire – ben più informata e arguta. Tu invece getti fumo negli occhi, dai in pasto a chi ti legge dettagli secondari (un appello pubblicato o meno, i testimoni non auditi, i tuoi rapporti con alcuni parlamentari, ecc.) per nascondere il quadro generale. Ma il quadro generale è ormai chiaro ed è ben diverso, per certi versi opposto a quello che raccontavi nelle tue inchieste. Susino era la vittima di quello che accadeva, non un colluso. Lo scioglimento del Comune – col senno di poi – è stato certamente un errore e forse, a leggere la relazione approvata all’unanimità dalla Commissione antimafia regionale, perfino un favore a qualcuno. Mi auguro che la magistratura possa scavare più a fondo in proposito. Ora, a voler ammantare di dignità letteraria questo post, si potrebbe citare il Sant’Agostino di “humanum fuit errare, diabolicum est per animositatem in errore manere”. O l’invettiva di Leonardo Sciascia contro i “professionisti dell’antimafia”. Parlando del Comune di Scicli, però, a me viene in mente piuttosto l’agente Catarella con il suo fastidioso sbattere la porta contro il muro quando entra nell’ufficio del commissario Montalbano. Una, due, tre volte, incessantemente, a ogni puntata. Ma anche il rammarico, l’umiltà con cui alza lo sguardo verso il suo diletto commissario: “Domando pirdonanza, mi scappò”.

Chiedere scusa è il modo più semplice per tutelare il proprio operato. Riconoscere gli errori consente di allontanare il sospetto di intenzionalità e di restituire credibilità alla persona e al professionista. In questo caso, poi, aiuterebbe una città intera a chiudere un capitolo amaro della propria storia, pur senza saziare il desiderio di giustizia e di riscatto. Pensa che bello se ciò accadesse oggi, nell’anniversario della Liberazione! Si può sbagliare e si può rimanere nel torto. Oppure si può sbagliare e poi contribuire con integrità alla ricerca della verità. Con l’affetto di sempre”
Rudy

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