Cultura

Irene Bignardi in una serata sulla “Solitudine”: Conversazione e libro.

di Franco Causarano

Daria Bignardi ieri sera nel Chiostro del Carmine a Scicli e il suo libro “Nostra Solitudine”. Pubblico attento, arrivato anche da fuori città; la intervista Marianna Triberio e la conversazione tocca tanti aspetti di quella che può diventare ossessione o bisogno personale di riflessione. Ma anche modalità e spinta per uscirne in maniera solida e costruttiva. Il parlare della Bignardi è per gran parte un argomentare attorno alle sue dirette esperienze: di impegno civile, di volontaria nei luoghi di guerra, di madre e di giornalista, di rapporti familiari, di vita quotidiana. E di esperienza umana allorquando argomenta sulla carcerazione e la vita dentro quelle strutture. “La solitudine può essere una prigione – scrive sul libro di cui si parla- ma anche un posto da cui ascoltare il dibattito del cuore del mondo”. Ed è qui che l’autrice, pur reclamando i suoi momenti di solitudine, riesce a tirare fuori – nella serena e brillante conversazione – le azioni e le scelte che la riportano a scrivere e riflettere sui suoi viaggi, sulle persone che incontra, sui piccoli fatti che la vedono protagonista. Sono storie vere, piccole forse in una realtà che è molto più estesa e complicata, eppure importanti per mettere un pò da parte la parola “solitudine”. Nel corso della serata, Daria Bignardi fa riferimento ai suoi momenti di solitudine, partendo dai suoi 13 anni e poi tra “i 27 e 31 anni” e durante il suo secondo matrimonio. “Spaventosamente sola dopo il divorzio”. E citando ancora le pagine del libro di cui si parla “la solitudine può far male”. Nel testo una frase importante di Aristotele: “Chi è felice nella solitudine o è una bestia selvaggia o un dio”. Annotazione dell’autrice: “Bestia selvaggia mi ci sento spesso, dio mai”.

Serata utile, nei commenti del dopo firmacopie, tra i vari gruppi presenti e le amicizie locali. Buona anche la vendita del libro. Il merito? Intanto alla Libreria Mondadori di Scicli, che ha organizzato l’evento. Poi l’attenzione e la serietà del pubblico presente. Il Chiostro, infine, ha fatto la sua parte di sereno e rassicurante luogo d’incontro.