Attualità

Difendiamo l’identità di Scicli. Tradizioni e turismo non si improvvisano

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

“La città di Scicli sta vivendo una deriva che rischia di screditare il lavoro di decenni. Sul piano delle tradizioni e del turismo collegato, stiamo andando verso scelte che svuotano di senso la nostra identità.

La Cavalcata di San Giuseppe: chi giudica le nostre bardature? È quantomeno singolare che le opere d’arte dei nostri Maestri Bardatori vengano valutate da giurie composte da persone estranee alla festa. Persone che, pur con tutta la buona volontà, non conoscono la storia della Cavalcata, il significato della devozione, i codici della bardatura sciclitana. La domanda nasce spontanea: gli sciclitani non sono competenti? Non sono obiettivi? Non hanno la cultura necessaria per giudicare la propria festa? Una tradizione candidata UNESCO non può essere affidata a sguardi esterni che non ne comprendono l’anima. Il sapere va cercato dentro la comunità che quella tradizione l’ha creata e custodita.

La Festa delle Milizie: la memoria di un popolo. La Festa delle Milizie è la rievocazione di un evento storico fatto per secoli dalla plebe sciclitana. Uomini e donne della nostra terra che si sono sempre adattati, impegnati e sono stati fieri di tramandare questa memoria. Oggi assistiamo a scelte che snaturano tutto. Si chiamano persone da fuori, senza alcun legame con la storia della città, per interpretare ruoli che appartengono alla nostra gente. Così facendo si svuota la rievocazione del suo significato più profondo: l’orgoglio di un popolo che racconta sé stesso. A questo punto, seguendo questa logica, il prossimo anno potremmo sostituire la Madonna a Cavallo con San Giorgio. Sarebbe altrettanto coerente.

Il Cristo Risorto o ”Gioia” è storia di questi giorni e non entro nel merito ma necessita anch’essa di una rivalutazione  di comportamento e di realizzazione .

Le “sagre” senza storia  Nascono manifestazioni definite “sagre” che con la storia e l’identità di Scicli non hanno nulla a che vedere. È il caso della cosiddetta Sagra della Testa di Turco. Un dolce locale, certamente buono, ma trasformato in evento solo per creare vetrine commerciali a due pasticceri nelle casette di legno, invece che nei loro negozi in piazza.  Chiamarla “sagra” è una forzatura. Le sagre nascono dal territorio e dalla storia collettiva, non da esigenze commerciali di pochi.

L’ospitalità a senso unico. I nostri gruppi e i nostri cavalli girano tutta la Sicilia, portando il nome di Scicli ovunque. Ma a Scicli non può venire nessuno se non è raccomandato o pagato. Le porte della città si aprono solo a condizioni. Questa è una città strana, dove l’ospitalità vale solo in uscita.

La conclusione è amara:  Sembra che a Scicli valga la regola di Montalbano: qui si indaga sempre, perché le cose normali non accadono mai. Come Pro Loco, come cittadini e come famiglie che da generazioni tengono in piedi queste feste, chiediamo un cambio di passo. 

Competenza: le tradizioni le giudica chi le vive e le studia da una vita. 

Rispetto: i ruoli storici vanno affidati a chi ne conosce il senso e li porta nel sangue. 

Verità: chiamiamo “sagra” solo ciò che è davvero patrimonio collettivo. 

Reciprocità: se Scicli va in Sicilia, la Sicilia deve poter venire a Scicli.

Abbiamo portato la Cavalcata nel REIS e verso l’UNESCO con sacrificio. Non permetteremo che scelte superficiali vanifichino il lavoro di 4 generazioni. La tradizione non è un palco da occupare. È una responsabilità da custodire.”

Francesco Donzella – Presidente Pro Loco Scicli APS