Un NOMADE a Scicli: Beppe Carletti e la musica della nostra giovinezza
Serata di primo autunno nel cortile del Convento del Carmine, venerdì scorso. Pubblico tra i 40 e i 70 abbondanti, dopo aver partecipato in parte (nella Sala Parrocchiale) alla presentazione di un mensile che viene pubblicato in Sicilia, “I Love Sicilia”. Sul palchetto sotto l’installazione di Emilio Isgrò e Mario Botta, il fondatore dei “Nomadi”, Beppe Carletti. Ottant’anni già compiuti, un pò ingrassato ma il volto è lo stesso. E la voce , sia pure abbassata, sempre piacevole nel tono e nei contenuti. Un talk show con alcune esibizioni, Lui al pianoforte, il cantante Paolo Li Rosi, con una bella voce da quarantenne. A fare parlare Carletti è Caterina Gurrieri. Un raccontare sereno e semplice dell’esperienza di vita e di componente di un Gruppo musicale tra i più importanti degli anni tra i ’70 e gli ’80 in Italia. Aneddoti e fatti attorno al Gruppo dei Nomadi e soprattutto la grande amicizia con l’indimenticabile Augusto Daolio, cantante mitico e non ripetibile. Per quasi un’ora e mezza un viaggio in un’Italia che non c’è più, ma che rimane ben salda nei ricordi del pubblico presente. E quindi le canzoni: Io voglio vivere, Un pugno di sabbia, Crescerai, e su tutte “Io Vagabondo”, inno alla libertà, simbolo di un’epoca che rimane inconfondibile. Quest’ultima eseguita e cantata ( Beppe Carletti al pianoforte) anche dal pubblico, quasi soggetto vivo e partecipe di una gioia collettiva, difficile da ritrovarsi in questi tempi di buio e di guerre. Peccato che nel repertorio della serata non ci fosse “Dio è morto”. Canzone-Simbolo di una Stagione epocale.
Con I Nomadi la chiusura di un mini Festival che tra settembre e ottobre ha allietato in maniera positiva le serate e le notti nel Centro Storico di Scicli. Che unitamente ad altri Festival (pensiamo al “Filinona” e alla “Musica Barocca”) hanno offerto appuntamenti e serate di alto profilo.
F.C. (foto Novetv)
