FOTOVOLTAICO: GLI IMPIANTI INDUSTRIALI NON VANNO IN ZONA AGRICOLA.
Con una nota stampa del Comune di Scicli del 19 marzo scorso i cittadini vengono informati di un impianto che viene definito โagrivoltaicoโ, la cui collocazione dovrebbe essere in contrada Landolina, nelle campagne di Scicli, presso il Convento delle Milizie. Ma tale impianto agrivoltaico non รจ, ed essendo invece โ a terraโ (industriale) deve posizionarsi in zona D, previa variazione della destinazione urbanistica da discutere in Consiglio Comunale, sottoporre al competente Assessorato Regionale e, soprattutto, alle osservazioni dei cittadini. Ancora una volta, invece, espropriati da questa amministrazione del loro diritto a partecipare sancito dalle norme. Il Piano energetico ambientale della Regione Sicilia prevede la collocazione degli impianti fotovoltaici โa terraโ (industriali) in luoghi come le discariche, le cave estrattive e le miniere esaurite, addirittura nei Siti di Interesse Nazionale (lโarea di Priolo, per intenderci), nonchรฉ in โterreni agricoli degradatiโ. Lโimpianto di contrada Landolina รจ un impianto โa terraโ Possibile che lโamministrazione di Scicli consideri al pari di discariche o di terreni degradati i suoi luoghi storici e il prezioso paesaggio ibleo?
Come mai lโamministrazione sciclitana acconsente allo smantellamento di unโarea agricola con carrubi e olivi, tuttโaltro che degradata? Come mai il Comune di Scicli รจ stato lโunico ente territoriale a rimanere in stretto silenzio, al contrario di quanto hanno fatto la Soprintendenza, la Commissione Regionale VIA VAS e il Circolo Legambiente Scicli? Se questi organismi non fossero intervenuti a mitigare lโimpatto ambientale con appropriate osservazioni, i pannelli sarebbero arrivati a ridosso del Convento delle Milizie.
Ma veniamo al punto. Gli impianti โa terraโ non sono definibili โagrivoltaicoโ, in quanto non sono nรฉ attivitร agricole, nรฉ attivitร ad esse โconnesseโ, ai sensi dellโart. 2135 del Codice Civile. Gli impianti โa terraโ, proprio per il loro carattere esclusivamente industriale, oltrepassano grandemente i limiti di potenza di 260.000 kWh per anno previsti dallโart. 1, comma 910 della L. 208/2015, legge di stabilitร per il 2016 (che ha reso definitivo quanto giร disposto in modo transitorio per i due esercizi precedenti, dallโart. 22 comma 1 bis del D.l. nr. 66 del 2014). Il destino degli impianti โa terraโ รจ quello della produzione di grandi quantitร di energia destinate alla vendita, dando luogo in tal modo ad attivitร commerciale industriale e come tale non collocabile in terreni classificati come agricoli, per di piรน di pregio paesaggistico. Con lโagricoltura non hanno nulla a che vedere, come del resto รจ ben chiaro in altre regioni italiane.
Dunque, sembra prendere corpo proprio a Scicli il fenomeno del Landscape grabbing, tradotto come โsottrazione del paesaggioโ. In pratica una nuova colonizzazione favorita da amministrazioni locali culturalmente deboli, impreparate, talvolta cointeressate, che finiscono per favorire lโinsediamento di impianti in grado di modificare luoghi, storie e popolazioni in maniera permanente.
Come mai non si รจ preso esempio dal Comune UNESCO di Noto, che sensibilizzato alla problematica, giร nel 2015 revocava le autorizzazioni impropriamente concesse? E ancora, proprio in questo maggio 2021 i Sindaci di Noto, Siracusa e Canicattini Bagni, sostenuti da AnciSicilia, portano avanti con successo il contrasto alla richiesta di un insediamento industriale nelle campagne di questโultimo Comune.
Spetta a questa amministrazione sciclitana, e per norma al consiglio comunale e alla cittadinanza, individuare nel proprio territorio, se ce ne sono, โterreni degradatiโ e non sensibili da punto di vista agrario e paesaggistico, nei quali collocare gli impianti fotovoltaici industriali, previa variazione della destinazione urbanistica da โagricolaโ a โindustrialeโ. Sostenuti, in questa ricerca, dal meritorio lavoro delle Soprintendenze concretizzato nei Piani Paesaggistici.
La sfida dei nostri giorni, nei quali occorre procedere a tutta forza verso la chiusura dellโera del petrolio, non รจ certo quella di muoversi con sorda superficialitร , bensรฌ di saper coniugare la produzione delle energie rinnovabili con il rispetto patrimoni storici, della memoria dei luoghi e delle persone, di non modificare ampie zone di pregio per piรน decenni e forse in maniera irreversibile. Negli anni โ60, in nome del โprogresso, ci hanno tolto la salute e spesso la vita โย Health grabbingย โ non giunga adesso con una seconda ondata di colonizzazione ilย Landscape grabbingย con il suo seguito di spaesamento, di sradicamento, di straniamento che questo increscioso fenomeno comporta.
GP- Cento Passi, Scicli
