Scuola: FALSA PARTENZA!

Dopo la richiesta di chiarimenti sull’avvio dell’anno scolastico, partita lunedì scorso da questo giornale, francamente l’impressione è che, anche a Scicli, regni grande confusione, come nel resto del paese. Così, alla comunicazione del Comune di Scicli che le scuole medie inferiori sarebbero partite il 24 settembre (ovvero con 10 giorni di ritardo rispetto alla data fissata dal Ministero della Pubblica istruzione), sono seguite due precisazioni che, sostanzialmente, danno la misura di come si navighi a vista, praticamente smentendo il Comunicato stampa del Comune di Scicli.
La prima da parte del Dirigente scolastico dell’istituto comprensivo Dantoni che precisa come “dall’1 settembre E NON PRIMA” scritto volutamente a carattere maiuscolo proprio ad evidenziare, “attraverso le riunioni degli organi collegiali deputati a deliberare, verrà definito tutto quello che concerne l’anno scolastico” invitando gli interessati a tenere conto “solo ed esclusivamente” delle comunicazioni pubblicate nei canali ufficiali (sito web della scuola e registro elettronico) per le comunicazioni in merito.
La seconda viene da un’esponente sindacale della Cgil scuola che rivela un retroscena secondo cui, in verità “i dirigenti scolastici interessati sono stati altrettanto sorpresi da questo comunicato stampa (quello dall’amministrazione comunale ndr)” in quanto, letta con attenzione la circolare dell’assessorato regionale e quanto in essa contenuto, non hanno mai considerato di posticipare l’apertura al 24 settembre. Competenza, d’altra parte, che fa capo solo al Consiglio d’istituto” .
Altro, allora, che “avanguardia” nella gestione delle politiche scolastiche, come dichiarato dall’assessore Riccotti in un comunicato dell’1 luglio scorso… L’impressione concreta che viene fuori da queste prime indicazioni è che, laddove spetti al Comune coordinare e pianificare le attività di supporto per il corretto svolgimento della scuola, regni ancora il caos!
La sensazione netta è che, anche quest’ambito delicatissimo della vita sociale della città sia gestito in emergenza, mentre nei precedenti due mesi poco o nulla sia stato fatto, sebbene dalle parti dell’Amministrazione rimandino le responsabilità al Governo nazionale. La cui azione, per carità, in più di un’occasione è stata incerta, ma ogni istituzione ha la propria sfera di competenza.
Le riflessioni che avevamo lanciato da questo giornale e con le quali continueremo a rilanciare (con buona pace dell’assessore Riccotti che tenta di spostare il confronto sul piano personale!) concernono il contenuto, la qualità e la quantità dell’offerta scolastica che la città è in grado di offrire. Riguardano le modalità e le capacità di tutti quanti sono coinvolti in questo delicatissimo aspetto della vita sociale e relazionale della comunità, di come siamo in grado di affrontare le difficoltà e le sfide che la pandemia ha portato anche in quest’ambito. Lo vogliamo capire che non si può più ragionare con gli schemi di 1 anno fa? Lo vogliamo capire che tutto è cambiato? Chi arriva tardi a questo cambiamento fa un danno alla scuola ed agli alunni. Specialmente quelli che a casa sono meno seguiti :i più deboli.
Troppo comodo dire che, siccome c’è il referendum, rinviamo di dieci giorni. Troppo comodo dire che è una decisione della Regione.
Forse non è chiaro dalle parti dell’assessorato alla scuola, ma il prossimo anno (forse i prossimi!) saranno anni eccezionali nei quali si dovrà convivere con il virus, durante i quali sarà possibile – forse probabile – arrivare alla chiusura per più volte degli interi edifici scolastici, santificare ed estinguere i focolai. Basta leggere i giornali e vedere cosa sta accadendo in Germania, Belgio, Norvegia, dove le scuole hanno già riaperto. Che faremo a quel punto, chiuderemo sempre più del necessario?
Allora non è che ad ogni pretesto ci si ferma e si rinvia senza cercare soluzioni alternative. Non è giusto celare le proprie mancanze facendo pagare il conto agli alunni. Non è possibile far ricadere sulla popolazione scolastica (dirigenti, insegnanti, alunni, genitori) il timore di assumere responsabilità da parte di chi ha l’obbligo di prevedere e pianificare. È ingiusto oltre che irresponsabile dare l’impressione che, quando c’è di mezzo la scuola, ogni scusa è buona per fare vacanza.
Sul tema ci aspettiamo meno propaganda e più fatti, perché il momento è grave e necessita di scelte impopolari ed efficaci.

Marco Causarano

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