You Are Here: Home » Evidenza » PD: si vince in centro, ma si perde in periferia. Dopo l’assemblea cittadina, continua il dibattito. Ne parlano Palazzolo e Causarano.

PD: si vince in centro, ma si perde in periferia. Dopo l’assemblea cittadina, continua il dibattito. Ne parlano Palazzolo e Causarano.

PD: si vince in centro, ma si perde in periferia. Dopo l’assemblea cittadina, continua il dibattito. Ne parlano Palazzolo e Causarano.

Dopo l’assemblea di Palazzo Busacca, dibattito aperto nel PD di Scicli. In questo caso un parere del prof. Guglielmo Palazzolo e la risposta di Marco Causarano.

Caro Marco,

mi hai chiesto un parere sull’assemblea promossa dal circolo PD “ Scicli democratica” per il rilancio del partito e del centro sinistra. Ti rispondo per iscritto, per meglio chiarire il mio pensiero.La crisi del PD e dell’intero centro sinistra sta – lo diciamo in tanti – nell’incapacità di rapportarsi con le masse popolari e i loro bisogni: il fatto che nelle grandi città si vince in centro e si perde in periferia è un chiaro sintomo di questo dato di fatto. Ora però il problema è capire perché ciò avviene; e perché, pur essendone consapevoli, non si riesce a cambiare la tendenza. Io credo che l’origine di tutto sia nella “mutazione genetica” del partito, nel fatto che esso non è più una struttura articolata nel territorio, in costante rapporto con i cittadini e i loro bisogni. E non lo è perché si è trasformato negli anni da partito dei “militanti” in partito dei “clientes” (uso il termine latino per indicarne il preciso valore semantico), un partito cioè articolato intorno a organizzatori di consenso personale. Il fenomeno è antico, addirittura antecedente la formazione del PD; ma è diventato generalizzato e in qualche modo teorizzato e “validato” con la conduzione di Renzi e del “partito personale”. Si tratta di un fenomeno che a destra e al centro c’è sempre stato (penso anche alla vecchia Democrazia Cristiana, che pure aveva degli antidoti nel parallelismo con le organizzazioni cattoliche e con il sindacato), ma che a sinistra è una novità e costituisce una “negazione” della sua natura e della sua ragion d’essere. Ora non si tratta di rinunciare ai “portatori di voti” (nessuno di buon senso lo farebbe), ma di considerarli “elementi aggiuntivi”, non costitutivi del partito; e come tali non determinanti nella sua organizzazione e nella sua azione politica. Se non recuperiamo questa dimensione organizzativa e politica, le dichiarazioni di recupero della “centralità popolare”, del “rapporto con la gente” e simili, resteranno puri enunciati di buona volontà.

Orbene, è in grado il PD di recuperare questa dimensione organizzativa? Credo di sì, se mette questa riflessione al centro del suo congresso, da fare al più presto, prima che il malato tiri le cuoia. Sì, se gli iscritti recuperano la dimensione di “militanti”, se non si sentono legati all’organizzatore di consenso “a prescindere”. Quanto a me, attendo speranzoso.

Guglielmo Palazzolo

————–

Gentile Guglielmo, anzitutto ti ringrazio per aver accettato l’invito all’assemblea e per aver partecipato. Ti ringrazio, altresì, per la risposta franca e diretta, se non altro l’assemblea ha prodotto già un primo risultato che è quello di confrontarsi sulla situazione attuale, sulle aspettative su quello che va e su quello che non va nel PD ed in tutto il centrosinistra. Evidentemente tutti concordiamo sul fatto che qualcosa va fatta, che le coscienze vanno mosse, altrimenti le forze populiste e sovraniste avranno la strada spianata per un bel po’. Naturalmente concordo con te sul fatto che l’uomo solo al comando non è accettabile per un partito di centrosinistra e che il dibattito interno è fondamentale. Ad esempio non sono d’accordo su quanto detto in assembla riguardo l’opportunità di rinviare il congresso perché, a ridosso delle elezioni europee, non è opportuno dividerci e contarci. Il congresso andava fatto già prima e non è ulteriormente rinviabile, altrimenti verrà rinviata anche la necessità di trovare un’altra via dopo la sconfitta del 4 marzo e la chiusura di un ciclo. Ciò va fatto anche al rischio di un’altra batosta elettorale, pena una costante emorragia di consensi. Ecco che allora, come si è detto in assemblea, ritrovarsi pubblicamente è servito a “sentirsi meno soli” ed a condividere tanti stati d’animo – appartenenti a varie aree del centrosinistra – che in questa fase hanno difficoltà a ritrovarsi in proposta politica. Stavolta è toccato al Pd di Scicli prendere l’iniziativa mentre la prossima volta, mi auguro, saranno altri a far partire gli inviti, con la consapevolezza che non si può più rimanere nelle posizioni assunte mesi fa. Ciò servirà anche ad essere più vicini alla gente.

Saluti- Marco Causarano

Leave a Comment

© 2012 Ass. Culturale Il Giornale di Scicli - Amministrazione - Cookies

Scroll to top