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Marco Causarano: LA SENTENZA SU SCICLI FU SCRITTA QUATTRO ANNI PRIMA!

Marco Causarano: LA SENTENZA SU SCICLI FU SCRITTA QUATTRO ANNI PRIMA!

 “Come si nota, per ipotizzare un dominio mafioso in un determinato territorio, non è sufficiente ipotizzare l’esistenza di pur consistenti organizzazioni criminali, ma è ulteriormente necessario che queste agiscono e vengano accettate dalla pubblica opinione come “utili” per regolare la vita in comune fino al punto di condizionare l’andamento della pubblica amministrazione. Ciò certamente non avviene a Scicli, i cui cittadini, nella stragrande maggioranza, hanno ben radicato il senso della legalità e, quel che conta, non può essere imputato agli amministratori di oggi come non poteva essere imputato a quelli di ieri. Essi, tuttavia, sono costretti a combattere su due fronti: da una parte il dogmatismo di cui si diceva all’inizio che, di solito, induce l’apparato statale, come è avvenuto nel 1992, a valorizzare il preconcetto per dimostrare di aver indovinato nel sospettare il “marcio” al palazzo comunale, dall’altra la minacciosa ingombrante presenza di gente che usa l’intimidazione come strumento di persuasione e la violenza come risposta al diniego.(…) In altri termini, non si vuol qui dire che la situazione a Scicli sia di tutto riposo. Ché anzi, è di ogni evidenza che la società è diventata sempre più violenta e anemica. Si vuol solo dire che, non esiste la mafia, anche se esistono delinquenti sempre più violenti e spregiudicati che, pur essendo, talvolta, persino più pericolosi dei mafiosi, non giustificano, tuttavia, la adozione delle misure previste dalla L. 55/90. (…).

A rileggere l’articolo (dal titolo “Ci risiamo”) che il Giudice Rizza scrisse sul mensile Dibattito nel settembre 2014 (appena un mese e mezzo dopo l’insediamento della Commissione Prefettizia che doveva indagare sulle presunte infiltrazioni mafiose al Comune di Scicli) a buona ragione si può affermare: Noi lo avevamo detto! Affermare che l’autorevole magistrato sciclitano avesse già scritto la sentenza sul “processo Eco” quattro anni prima che lo facessero il Tribunale di Ragusa (in primo grado) e la Corte d’Appello di Catania (dopo), mi pare tutt’altro che ardito, visto che oggi le determinazioni coerenti cui arrivano i Giudici di primo e secondo grado sono le stesse conclusioni di buon senso cui era arrivato Rizza dall’alto di decenni d’esperienza (vissuti anche nella locride, dove sì c’era la mafia!). Ormai è un dato di fatto, peraltro, che con il susseguirsi di atti, provvedimenti giurisdizionali (per certi versi anche quelli dei Tribunali Amministrativi che avevano carattere preventivo e si fondavano sull’aberratio del “più probabile che non”), passo dopo passo l’impianto accusatorio costruito dagli inquirenti sia caduto come birilli in un campo da bowling e con esso il presupposto sul quale si era fondato il provvedimento prefettizio che aveva proposto lo scioglimento per mafia del nostro Comune.

Epperò, alla luce di tutto questo, consentite la riflessione, non può bastare la personale soddisfazione per essere stato da subito dalla parte giusta, ovvero dalla parte di chi diceva che si stava commettendo un errore mostruoso. Non può bastare perché quelle vicende che fanno parte della storia recente di Scicli, da un canto hanno provocato un’onta sulla città che, stavolta, non si è riusciti a cancellare con la via giurisdizionali innanzi ai Tribunali amministrativi. D’altro canto, poi, oltre alla macchia rimane il condizionamento pesante di un’azione amministrativa che, dapprima (per almeno un anno e mezzo) è stata pesantemente condizionata e rallentata dalla presenza della Commissione di accesso agli atti, successivamente da una “gestione burocratica” della Commissione straordinaria alla quale, ancora oggi, si muovo parecchie contestazioni su diverse vicende (dal caso Acif alla gravosa rimodulazione del Piano di Riequilibrio, dalla transazione con i Comuni di Modica e Pozzallo al blocco di progettualità per gli anni venturi, ecc.).

Chi pagherà per tutto ciò?

Ecco perché, ancora oggi, ritengo sia più che mai attuale che l’azione politica dell’attuale Consiglio Comunale e del Sindaco (che in ciò dovrebbe essere in prima linea) non possa sottacere dinanzi a queste concordanti pronunce giurisdizionali ed all’emergere di fatti significativi (a Susino non venne mai notificato il decreto d’incandidabilità!) che si susseguano, quasi ad avere fretta di dimenticare un argomento del quale è meglio non parlare! Non lo si può tacere specie se, ad ogni piè sospinto, c’è qualcuno della stampa (a pieno titolo ascrivibile all’antimafia di carriera) che vanta proprio lo scioglimento del comune di Scicli come punto d’onore del proprio curriculum professionale, sottacendo artatamente tutto quanto avvenuto dopo. Troppe volte, anzi, nei mesi scorsi ho letto affermazioni (anche in comunicati stampa delle forze politiche di maggioranza), nelle quali si diceva che si veniva “da uno scioglimento per mafia del Consiglio Comunale”, quasi a giustificare le difficoltà vissute nella quotidiana azione di governo o, peggio, a dire “che volete di più da noi?”.

Ed ancora, poiché ho imparato che in politica i silenzi valgono quanto le parole, trovo addirittura imbarazzante che le tante forze politiche presenti in consiglio comunale non abbiano trovato il coraggio di manifestare la loro gioia all’indomani dell’assoluzione di Franco Susino oppure non abbiano sentito il bisogno di intervenire politicamente dopo la recente sentenza della Corte d’Appello di Catania che, oltre a confermare che a Scicli non c’è mai stato un consorzio mafioso, ha addirittura puntualizzato che non c’è stato neanche un consorzio! Già all’indomani dell’insediamento della Commissione di accesso agli atti al Comune di Scicli abbiamo potuto constatare come alcuni esponenti politici locali, di bassa lega, si siano avventati sulla preda per regolare i propri conti politici e tentare di far fuori politicamente chi non erano riusciti a battere con i voti. Sempre in quei mesi abbiamo potuto constatare la pochezza politica e l’irrilevanza di chi – dall’alto del proprio status – doveva conoscere uomini, persone e cose del proprio territorio ed aveva un obbligo morale (prima ancora che politico) di allertare che su Scicli si stava prendendo un abbaglio colossale.

Allora, poiché la provocazione giornalistica è sempre stata una mia passione, continuo a provocare anche adesso: non è che, fosse solo politicamente, anche oggi qualcuno trova giovamento dallo scioglimento per mafia del Comune di Scicli?

Marco Causarano

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