La scomparsa di Don Francesco Viola

Fu parroco del Carmine negli anni ‘80 fino al 1991, quando fu trasferito al Monserrato di Modica.

Venerdì 23 novembre è morto a Modica P. Francesco Viola. Fu parroco del Carmine di Scicli dopo la breve parentesi di Don Pietro Agosta, chiamato a raccogliere la ricca e per tanti versi controversa (chi non ricorda i sessantottini anni ’80?) eredità di Don Paolo Amato e della Comunità giovanile del Carmine. E vi rimase fino al 1991, quando fu chiamato a fare il parroco della erigenda chiesa di Monserrato a Modica (che poi non vide mai la luce) e così da un garage della Sorda di Modica passò all’altro garage di Modica alta, al Mauto, anche qui per un’altra erigenda chiesa, quella di San Massimiliano Kolbe.

E prima di arrivare a Scicli era stato parroco a Pachino e a Portopalo.

Già da questi brevi accenni si vede la prima caratteristica di P. Viola: la capacità di adattarsi alle esigenze pastorali della diocesi e di offrire la propria disponibilità alla cura pastorale della parrocchie che di volta in volta gli vennero affidate, sempre ogni volta cominciando il lavoro con l’entusiasmo e l’euforia del primo mandato.

A Scicli seppe svolgere in parrocchia un’opera di pacificazione e di riconciliazione delle diverse sensibilità, riuscendo a coagulare intorno alle sue iniziative personalità diverse ma pur sempre impegnate in un cammino di fede.

Più che in arditi progetti pastorali spendeva il tempo nell’ascolto e nel dialogo diretto con le singole persone che a tutte le ore erano sicure di trovarlo disponibile nel suo tavolinetto in fondo alla chiesa.

Per questo tanti ne sperimentarono la sua direzione spirituale. Adulti ma anche giovani. Così come tante coppie di fidanzati che poi lo vollero come l’assistente delle loro nozze.

In questo era aiutato da una vena naturalmente catechetica che sapeva cogliere ogni indizio, immagine, segno (dal mondo dello sport, dello spettacolo, dai film come dalla cronaca o dalle stesse canzonette o dai libri e dalla stessa moda) per utilizzarlo nella sua predicazione, sminuzzando così per immagini il pane della Parola al popolo di Dio.

Estroso ed estroverso, si “inventava” spesso le occasioni per promuovere l’impegno della vita parrocchiale con il coinvolgimento di tutti.

Negli ultimi anni però la salute non gli fu amica e si dimise dagli incarichi parrocchiali.

Ma non per questo cessò il suo impegno pastorale.

Compatibilmente col suo stato, si inventò una sua “pastorale” scolastica, dove, in concorso con gli insegnanti di religione delle scuole, incontrò e dialogò (e mantenne dopo contatti epistolari) con centinaia e centinai di studenti delle scuole superiori di Scicli e Modica e altre città della diocesi.

Scoperta, al seguito di Giovanni Paolo II, l’opera di suor Faustina, si fece apostolo della Divina Misericordia girando tutte le parrocchie della diocesi, fin quando ne ebbe le forze.

Gli ultimi mesi della sua vita (si aggravò proprio la vigilia della festa per il suo 50° di ordinazione sacerdotale) sono stati spesi nel sacrificio e nella preghiera.

Gli sciclitani lo ricordano per il suo sorriso coinvolgente e come il sacerdote che seppe essere amico di tanti singoli, così come di tante famiglie. E anche a distanza di anni, dei suoi parrocchiani passati ricordava i nomi, i volti, le storie e seguiva tutti con passione e coinvolgimento.

Adesso gode il meritato riposo ma certo dal cielo continuerà a seguire i passi di coloro che ha amato e che lo hanno amato.

Ignazio La China

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