Il volume di Salvo Micchichè sull’umanista Giovanni Aurispa- di Giuseppe Pitrolo

Pur non avendo scritto una parola di filologia, Aurispa è uno dei più grandi della filologia”-Beate Hintzen

Giovanni Aurispa, chi era costui? Quando si parla dell’Umanesimo i nomi ricorrenti sono quelli di Salutati, Bruni, Bracciolini, Pico della Mirandola, Ficino, Alberti, Valla, Poliziano, Lorenzo de’ Medici, Pulci, Boiardo. Invece meno conosciuto è il netino Giovanni Aurispa (1376-1459), che pure ebbe un ruolo fondamentale nella rivoluzione del Quattrocento: era quindi necessaria la puntuale, documentata e agile monografia dedicatagli da Salvo Miccichè: “Giovanni Aurispa, umanista  siciliano. Nuove ricerche bibliografiche con antologia di testi critici” (Carocci, Roma, 2021, pp. 184).

Le parole chiave dell’Umanesimo sono antropocentrismo, armonia, misura, idealizzazione, mecenatismo, accademia, imitazione, classicismo, filologia… Ma la base essenziale di tutto ciò fu la riscoperta degli antichi codici greci e latini che giacevano nascosti nelle biblioteche europee e bizantine: ecco, Aurispa – come evidenzia Michele Cataudella nella illuminante prefazione – fu proprio “il più benemerito (e fortunato) ricercatore e scopritore di codici (per lo meno quanto Bracciolini)”, fu “il fondatore della filologia umanistica”. Giuseppe Nativo infatti sottolinea che Aurispa fu “soprattutto collezionista di manoscritti, in particolare greci, e artefice della conoscenza di tanti autori greci destinati forse all’oblio; forse non fu un filologo ‘convenzionale’ ma fu certamente uno dei massimi pilastri della filologia”. E ricordiamo, inoltre, che Aurispa fu il maestro di Lorenzo Valla. Miccichè, con la sua solita precisione e accuratezza, riporta oltre 150 autori che in 100 anni hanno scritto dell’umanista netino, e allega una ricchissima bibliografia. Utilissimi pure gli indici analitici.  

Il libro è nato dalle conversazioni fra il prof. Augusto Guida (Università di Udine) e Miccichè; il prof. Giuseppe Mariotta ha poi suggerito di puntare l’attenzione soprattutto sulla riscoperta del greco; l’attenzione è stata posta quindi sui codici posseduti dall’umanista: Aurispa dai suoi viaggi a Costantinopoli al servizio della Curia romana portò in Italia tantissimi codici e manoscritti allora sconosciuti.

Intrigante anche lo spunto relativo a Scicli e alla contrada Spana di cui già Stefania Fornaro e Miccichè avevano trattato nel 2018 (in “Scicli. Storia, cultura e religione”): partendo da ciò Guida ha scritto una bella e interessante Postilla sulle origini di Scicli, “una sorta di scavo storico  che va ad incunearsi verso tematiche di natura squisitamente filologica sulla presunta origine fenicia  della contrada sciclitana detta la Spana” (G. Nativo). La contemporanea pubblicazione di “Giovanni Aurispa al servizio della Curia” della prof.ssa Lucia Gualdo Rosa conferma l’interesse per uno degli artefici dell’Umanesimo. Il volume nasce anche dalla collaborazione tra Università di Udine, Ondaiblea.it e l’associazione Prospettive Iblee e conferma l’acribia e la vastità di interessi di Salvo Miccichè.

P. S.- Nel 1999 il collettivo Wu Ming pubblicò “Q”, un romanzo ambientato nel Cinquecento della Riforma che ha rinnovato il romanzo storico: il protagonista è un sagace ribelle che – fra guerre, rivolte, inquisitori, codici ereticali, etc… – si contrappone a Q, l’agente del cardinale Carafa e della reazione. Giovanni Aurispa – colto, innovatore, a proprio agio fra Europa e Bisanzio, in fondo pure disinvolto “cacciatore” e mercante di manoscritti – sarebbe un buon soggetto per i Wu Ming!

Giuseppe Pitrolo

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