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I “pagghiara” a Donnalucata e il Coronavirus: perché l’anarchismo dei siciliani farà una strage

I “pagghiara” a Donnalucata e il Coronavirus: perché l’anarchismo dei siciliani farà una strage

Li ho visti prima con i miei occhi i “pagghiara” (ndr per i non indigeni, enormi falò accesi per festeggiare San Giuseppe) a Donnalucata, ero uscito per comprare viveri, marche da bollo per le mie fatture imminenti e cose da tabagisti (il fumo fa male, non fumate). Ma, prima di arrivare a Donnalucata, mi sono fermato in una stazione di servizio per fare benzina, e ho assistito alla quasi-aggressione verbale di un camionista nei confronti di un finanziere che stava facendo il suo lavoro. Camionista al finanziere: “Non fare lo sbruffone ah… Ho rispetto per la divisa ma tu sei nuddu, e vedi di non provocarmi perché sono nervoso”. Il finanziere chiede i documenti, il camionista dice di non averli con sé (!). Risalgo sulla mia “lapa” (letteralmente motoape, così chiamo affettuosamente la mia macchina), mi stringo nella mia sciarpa attorcigliata a mo’ di giovane comunista che vuole infrangere la zona rossa al G8 di Genova, allaccio la cintura e procedo per Donnalucata da buon cittadino che deve rifornirsi di cibo, marche da bollo e tabacco (ripeto, il fumo fa male ma il decreto mette le sigarette tra i beni essenziali). Quasi all’ingresso di Donnalucata vedo un’enorme falò, di una grandezza mai vista prima. Ma non ci faccio quasi caso… Cosa vuoi che mi stupisca quando poco prima avevo visto un cittadino aggredire verbalmente e con veemenza un finanziere solo perché gli chiedeva cosa stesse facendo e quando le vite di tutti sono a rischio, continua l’invasione di fuggiaschi e le nostre libertà personali sono legate ai decreti della sera di Conte?! Non mi sarei stupito neanche se avessi visto 7 vergini ballare sul ciglio della strada la Macarena, l’ansia di comprare quello che mi serviva e rientrare a casa senza infettarmi dominava il mio animo. Al ritorno noto che il fuoco, intanto, si è ingrossato e che ci sono delle persone che lo osservano, con discrezione, da lontano. (Noto pure che non ci sono le 7 vergini ballerine, che strano). Tornato a casa, leggo dei fulmini e saette che il Sindaco di Scicli lancia dalla sua pagina contro la follia del falò, annunciando l’invio immediato sul posto di tutti i vigili urbani e carabinieri in servizio e promettendo punizioni esemplari. Non ti invidio caro Enzo, essere il sindaco di un manipolo di anarchici (questi siamo gli sciclitani, questo il nostro ethos) in una fase di emergenza come questa non deve essere impresa semplice. Per fortuna tu sei “sceriffo” (lo dico con affetto e simpatia), ma la legge non basterà a domare gli istinti dei miei concittadini. I donnalucatesi incendiari avranno pensato: “Stasera, senza Coronavirus, avremmo avuto la nostra festa di San Giuseppe e i nostri falò. C’è scritto da qualche parte che non si possono accendere fuochi all’aperto? No! E quindi facciamolo!”. Similmente, il camionista alla stazione di servizio, avrà pensato:” Ma perché diavolo mi devono chiedere che faccio qua questi finanzieri? Ora gliene dico quattro come meritano”. Rispettare le regole è troppo a queste latitudini, sono più importanti le “tradizioni” e la “spacchiuseria”. E nulla importa se l’incoscienza di pochi può rappresentare la porta per fare entrare la morte nelle nostre famiglie. Se accadrà qualcosa di nefasto troveremo un capro espiatorio su cui scaricare la colpa: “i cinisi”, “chiddi ro Nord”, ecc. Le responsabilità non sarà mai nostra, perché noi siamo “spacchiusi” e non sbagliamo mai, nemmeno quando sbagliamo. In bocca al lupo signor sindaco, le mando un abbraccio virtuale e le auguro buon lavoro in queste ore difficili, in bilico tra salvaguardia delle vite dei suoi concittadini (soprattutto quelli più fragili) e incoscienza fanciullesca di tanti, troppi.

Bartolo Lorefice

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