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A DUE ANNI DALL’ALLUVIONE I DANNI ALLA FIUMARA SONO INTATTI

A DUE ANNI DALL’ALLUVIONE I DANNI ALLA FIUMARA SONO INTATTI

Sono trascorsi quasi due anni da quel 23 gennaio 2017 che è passato agli annali della storia locale per la terribile alluvione che, per un’intersa nottata, si abbattè su Modica e Scicli causando un bel po’ di danni alle cose e, per fortuna, nessun danno alle persone. Fra i tanti danneggiamenti al territorio che tutta quella pioggia ha portato certamente c’è stato quello hai terreni limitrofi alla fiumara Modica-Scicli, in parte sopraffatti dall’acqua (ricorderete il rischio che corse anche l’impianto di distribuzione di benzina all’incrocio fra la Via Colombo e la Via san Nicolò), e le relative strade di accesso.

E proprio quelle siamo andate a visionare domenica scorsa, cercando di documentare lo stato delle cose con un ampio reportage fotografico e rilevando le lamentele di una trentina di famiglie che, da quella data in poi, non riescono più ad accedere ai propri poderi. Le strade comunali, infatti, sono state divelte ed è in alcuni tratti è divenuto impossibile l’accesso dalla “China” che va transitata per accedere agli anzidetti terreni. Le aree coinvolte partono proprio dalla via Colombo, nella quale è stata ripristinata già un paio di volte la stradella comunale che porta sino al cimitero e, per l’appunto, rappresenta l’unico caso di intervento comunale su strade divelte. Limitrofa al torrente fiumare si può intravedere anche una strada che è stata ripristinata direttamente dagli abitanti per accedere alle proprie abitazioni.

Più giù, invece, dove il torrente si allarga, in C.da Lodderi fino ad arrivare alla Cirasedda, la situazione è molto più complicata, poiché poco o nulla è stato fatto – a distanza di due anni – per rideterminare lo stato dei luoghi. Infatti, è possibile vedere gli interventi degli operai del Genio Civile di Ragusa che hanno ammassato le pietre sui bordi delle vie di ingresso ai poderi (quasi ad impedire l’accesso), mentre l’acqua scorre costante nel letto del torrente. Si vedono le balle di fieno, raccolte due anni fa, rimaste tristemente sui terreni nell’impossibilità di essere trasportate oppure la stragrande maggioranza degli stessi terreni rimasti incolti, ma anche privi della necessaria aratura o cura di qualsiasi tipo. E dire che questa zona di Scicli è quella dove si rintraccia una grande concentrazione di aranceti ed alberi di agrumi che, proprio durante queste settimane, sono pienissime di frutti.

Ci segnalano, inoltre, come alcuni dei terreni e casati rimasti irraggiungibili dal letto del torrente appartengono a forestieri (veneti per lo più) che proprio in quelle aree avevano deciso di investire per lo sviluppo immobiliare, come tanti altri del nord Italia hanno fatto a Scicli in questi anni. Eppure, era lo scorso mese di maggio, quando il sindaco Giannone e l’Assessore Pitrolo annunciavano una “pioggia di milioni”, 3 milioni di euro e 175 mila da parte del Dipartimento Regionale per la Protezione Civile, quale ristoro degli eventi calamitosi anzidetti. Di questi fondi 911 mila euro erano stati annunciati proprio per il lavoro di consolidamento degli argini in contrada Fontanelle, lungo il torrente Modica Scicli.

Che fine hanno fatto quei fondi? Ci chiedono oggi gli abitanti dei luoghi. Possibile che siano serviti semplicemente per ammassare tutta quella quantità di pietre sugli argini del torrente e null’altro? E le stradelle comunali che prima esistevano e ci consentivano di attraversare il torrente perché non sono state ricostruite? Davvero non potremo più accedere ai nostri poderi? E gli investimenti che avevamo avviato? Abbiamo buttato i nostri soldi?

Queste le tante domande che ci siamo sentiti rivolgere domenica scorsa quando ci hanno condotto sui luoghi e ci hanno chiesto di prendere contezza di un problema che, per alcuni abitanti della città, da qualche tempo appare irrisolvibile.

Marco Causarano

 

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