Parco Nazionale degli Iblei: c’è chi rema contro. Soprattutto la Destra e CNA.
Abbiamo ascoltato le dichiarazioni del senatore Sallemi, dell’on. Assenza e dei vertici CNA che esprimono preoccupazione riguardo all’istituzione del Parco Nazionale degli Iblei, parlano di “decisione calata dall’alto” e chiedono “un percorso condiviso con il territorio”. Facciamo presente che l’istituzione del Parco è stato un processo partecipativo fin dall’inizio, il cui comitato si è formato nel 2005 e ha svolto un lavoro di coinvolgimento dei territori in tutte le province interessate e tutti i 32 comuni. Una proposta di Parco dal basso che ha visto partecipi diversi comuni iblei, la città e la provincia di Siracusa con l’apporto della migliore politica, di conoscitori del territorio, società civile. Il parco interviene per tutelare e valorizzare un’area di grande valore naturalistico e paesaggistico, un grande scrigno di biodiversità, quale strumento per un cambiamento paradigmatico verso una nuova visone del territorio e per contrastare l’abbandono delle aree interne. Il parco interessa circa 146 mila ettari, con la presenza di 16 Siti di Interesse Comunitario (SIC) molte delle quali trasformate in Zone Speciali di Conservazione (ZSC). Questi Siti, che si estendono per circa 27.847 ettari tra le province di Siracusa, Ragusa e Catania, tutelano un’incredibile biodiversità, come quella presente nelle cave del massiccio ibleo. Luoghi che sono già un mito nel turismo di qualità europeo, quali Cava d’Ispica, Cava Grande del Cassibile ovvero Pantalica, le aree montuose, un insieme di natura delicata, coerente, con endemismi.
Stiamo quindi parlando di un percorso che, partito dal basso, ha visto troppe volte l’iter interrotto proprio per la contrarietà di alcuni interessi economici minoritari. Il TAR non ha fatto altro che applicare la normativa sbloccando un processo già svolto secondo le regole vigenti. A noi sembra che chi chiede ancora di “adeguare meglio il Parco alle esigenze economiche” nasconda in realtà l’intenzione di bloccare nuovamente tutto, magari per tutelare interessi di parte o bacini di voti, ma andando contro il bene pubblico, visti tutti i vantaggi ambientali, economici e di valore aggiunto che l’istituzione del Parco porterà al nostro territorio.
Per noi, il futuro dell’area iblea deve essere basato su un modello di sviluppo sostenibile e in armonia con l’ambiente naturale unico in tutta Italia che abbiamo il privilegio di abitare, un modello che il Parco potrà aiutare a realizzare e tutelare. Dobbiamo invece quanto prima allontanarci dai modelli insostenibili purtroppo ancora presenti sul territorio, come le produzioni agricole inquinanti, lo sfruttamento dei lavoratori, lo smaltimento illegale dei rifiuti, la cementificazione delle coste e delle campagne, gli interventi pesanti su alvei fluviali e dune costiere, modelli dannosi che dichiarazioni come queste rischiano di difendere e perpetuare.
Angelo Rinollo, presidente circolo “Il Carrubo” – Ragusa
Alessia Gambuzza, presidente circolo “Kiafura” – Scicli
Anna Alì, presidente circolo “Sikelion” – Ispica
Giorgio Cavallo, presidente circolo “Melograno” – Modica
