Dal Land grabbing al Landscape grabbing. Dalla sottrazione delle terre a quella dell’identità dei luoghi e delle persone

Oggi è frequente imbattersi nell’espressione Land grabbing, il cui significato è ormai noto a tanti. Si può tradurre in “accaparramento della terra” ed è quel fenomeno per il quale la proprietà delle terre cambia di mano per processi di cosiddetta “valorizzazione” economica e che, dopo aver determinato lo spossessamento dai proprietari originari, finisce per essere causa o concausa di imponenti movimenti migratori. È altresì noto che sono sempre più numerosi i Paesi che si stanno appropriando delle terre del Centro Africa per la produzione di derrate alimentare rivolte al mercato interno come al commercio mondiale.

 Il Land grabbing può dare luogo a profonde modifiche del paesaggio, ovvero a fenomeni che oggi vengono definiti dagli studiosi con l’espressione Landscape grabbing. In questo caso “La popolazione – benché continui a essere formalmente proprietaria di case e terre – subisce cambiamenti significativi nei propri luoghi di vita, smarrimento di senso e valori legati al paesaggio, perdita di identità e sovranità territoriale. La mistificazione, l’espropriazione e la trasformazione del paesaggio, prodotte dai processi di industrializzazione e urbanizzazione, a causa della globalizzazione neoliberista, si diffondono a una velocità sbalorditiva e in maniera pervasiva.”  Scrivono così i due ricercatori italiani Margherita Ciervo e Claudio Cerreti, che aggiungono una dichiarazione quanto mai degna di particolare attenzione: “L’accaparramento del paesaggio priva le comunità non solo di valori economici, ma le rende progressivamente estranee ai loro spazi di vita.”  .

 Si tratta, insomma, di un fenomeno devastante, una nuova modalità di colonizzazione dagli effetti addirittura irreversibili. Tutt’altro che limitato al continente africano, gli studiosi ne denotano la crescente diffusione anche nelle contrade europee e innalzano un grido di allarme sul pericolo rappresentato dalla combinazione di due fattori. Da una parte, i cospicui finanziamenti del Recovery Fund nei confronti di attività che senza adeguato controllo possono alterare profondamente il paesaggio ovvero l’identità dei luoghi e delle persone, tra questi la produzione di energia dal fotovoltaico; dall’altra, la sottovalutazione del fenomeno del landscape grabbing da parte di amministrazioni locali culturalmente deboli, impreparate, talvolta cointeressate che finiscono per favorire l’insediamento di impianti in grado di modificare luoghi, storie e popolazioni in maniera permanente.

 Oggi la sfida per chi ama e tutela l’ambiente, e in maniera inscindibile le persone, è quella di affiancare i livelli decisionali e le burocrazie affinché pervenire a linee guida idonee alla massima diffusione degli impianti delle energie pulite, senza provocare ulteriori devastazioni ambientali. Fatte le debite proporzioni, non vorremmo che dopo la colonizzazione degli anni ’60 che determinò quell’Health grabbing che dura tutt’ora, (la sottrazione della salute nell’area industriale di Augusta – Priolo – Melilli – Siracusa e anche altrove), la Sicilia divenisse la regina nera della nuova espropriazione della identità di luoghi e persone che porta il nome di Landscape grabbing.

 Giampaolo Schillaci – Prof UNICT

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